Amministratori di condominio e il codice deontologico

Amministratori di condominio e il codice deontologico

Amministratori di condominio e il codice deontologico

In materia di codice deontologico degli amministratori di condominio ci sarebbe da scrivere un libro o anche più. Essendo una categoria di professionisti legati strettamente a terze persone e cose per via della mansione da svolgere. Il codice è redatto in modo ferreo per sancire la figura di amministratore, così come succede per altre categorie professionali. “La figura dell’amministratore immobiliare e condominiale è basata sul principio legale del  mandato e  sul postulato morale  della  fiducia,  quindi, deve  esercitare  la  professione  con  dignità, coscienziosità professionale,  integrità, lealtà, competenza, discrezione e rispetto degli  utenti, dei condomini,  dei mandanti  e dei  colleghi.”

Le regole per amministratori di condominio

Rigido ed articolato il testo del codice deontologico degli amministratori. Spazia dalle norme generali e comportamentali, come ad esempio il principio di riservatezza, passando per i rapporti con condòmini, colleghi e concorrenti, fino ad arrivare all’area dedicata alle sanzioni punitive per chi, pur essendo iscritto all’albo dimostra comportamenti scorretti durante lo svolgimento delle mansioni.

Regolamentazione condomini

È entrata in vigore il 18 giugno 2013, la Legge 220/2012 meglio conosciuta come “Nuova riforma del condominio”, ha ridato vita di milioni di condomini ed ha rappresentato una vera e propria rivoluzione nella storia degli immobili plurifamiliari, dato che ha modificato una disciplina che era invariata dal periodo fascista, aggiornandola e rinfrescandone le voci. Tante sono state le novità introdotte con la riforma: dalla modifica di regole generali condominiali, al via libera agli animali domestici, agli orari in cui è possibile o meno fare rumori e lavori di manutenzione, alle conseguenze in caso di morosità di un condomino, fino alla nomina dell’amministratore per il quale sono richieste specifiche qualifiche, appunto con l’introduzione dell’albo di categoria che tutela condòmini ed amministratori di condominio.

Amministratore e condomini

Nello svolgimento dell’attività, l’amministratore deve attenersi al mandato che gli viene conferito dall’assemblea condominiale che lo ha nominato, svolgendo con competenza le funzioni che gli sono assegnate ed evitando che, nel suo operato, si generi un conflitto d’interessi stanti tra se e l’immobile amministrato o tra sé ed un gruppo di condomini, onde evitare disparità e disuguaglianze, ritenute dalla legge illegali, tra condòmini come, ad esempio, casi di favoreggiamento per l’accesso al credito statale per ristrutturazioni, manutenzioni, ecc.

Rapporti con altri amministratori

Secondo il nuovo codice deontologico degli amministratori di condominio emanato dall'albo degli amministratori, è fatto divieto all’amministratore di svolgere, in qualsiasi forma, atti di concorrenza sleale. In particolar modo è vietato di sostituire un collega senza averlo previamente avvertito ed avere avuto notizia della definizione dei rapporti fra questi ed il condominio da amministrare. Per intendersi, un amministratore di condominio non può prendere in carico un immobile da gestire se risulta essere gestito da un terzo soggetto ed il mandato è in essere.

Rapporti di conflitto

Restando a quanto dettato rigidamente dal codice deontologico degli amministratori di condominio, è vietato, quando si hanno delle strutture in carico, avere rapporti personali e/o interpersonali di favoreggiamento con imprese edili, imprese di manutenzione varia, enti governativi, uffici preposti o strettamente collegati agli immobili come ad esempio l’ufficio dei tributi del comune di riferimento, ecc. Questo per cercare di limitare al meglio i casi, riscontrati all’ordine del giorno negli anni ottanta e novanta di tangenti al fine di accaparrarsi il cantiere o la gestione degli impianti o altre attività che comunque hanno radici di origine mafiosa.

Un altro caso in cui l’amministratore è chiamato a rispondere è il caso di revoca anticipata del mandato. Il mandato si sa, ha una durata pre-stabilita in fase di stipula ma vi sono casi in cui viene revocato. Questi casi, che prescindono comportamenti scorretti da parte dell’amministratore nei confronti di cose e/o persone, sono l’eccezione che revoca il mandato. Talvolta la revoca, se per motivi gravi o addirittura penali, può esser anche impugnata da uffici legali di competenza e successivamente dalle autorità gudiziali.